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Il commercio di beni contraffatti costa miliardi di euro all’economia italiana

 

20/06/2018 - In Italia, il commercio mondiale di beni contraffatti (borse di lusso, orologi, prodotti alimentari, componenti auto) ha un impatto sull'economia pari a circa l'1-2% del PIL in termini di mancate vendite, secondo un nuovo rapporto dell'OCSE.


Il commercio di beni contraffatti e l'economia italiana
 
rivela che il valore totale dei beni italiani contraffatti e piratati venduti in tutto il mondo nel 2013 era pari a oltre 35 miliardi di euro, l'equivalente del 4,9% delle vendite di prodotti manifatturieri italiani nel mondo. Ciò ha causato oltre 25 miliardi di euro di mancate vendite alle aziende italiane nello stesso anno, quando il PIL italiano ammontava a 1600 miliardi di euro.

In base agli studi che l'OCSE ha effettuato su quasi mezzo milione di sequestri doganali in tutto il mondo nel periodo 2011-13, il commercio di beni contraffatti vale quasi 500 miliardi di dollari l'anno, pari al 2,5% delle importazioni mondiali. Le marche statunitensi, italiane e francesi sono tra le più colpite dal fenomeno e l'Italia, con una fiorente produzione di prodotti pregiati, protetti da leggi sulla proprietà intellettuale e marchi di fabbrica, è particolarmente vulnerabile.


Il rapporto analizza l'impatto del commercio di prodotti italiani falsi, nonché le conseguenze per l'Italia dell'importazione di beni contraffatti. Dal rapporto emerge che, in Italia, nel 2013, le importazioni di beni falsi erano pari a oltre 10 miliardi di euro, ossia al 3% delle importazioni, e ciò ha causato mancate vendite a grossisti e negozianti di circa 7 miliardi di euro. I prodotti falsi provenivano soprattutto da Cina (50%) e Hong Kong (29%), ma anche da Grecia (6%), Singapore (4%) e Turchia (2%).

Il commercio di prodotti italiani falsi, combinato all'importazione di beni contraffatti, ha provocato una perdita di introiti per lo Stato pari a 10 miliardi di euro, ossia allo 0,6% del PIL. La contraffazione e la pirateria hanno altresì causato la perdita di almeno 87.000 posti di lavoro in Italia nel 2013, pari al 2% degli equivalenti dipendenti a tempo pieno nel Paese.

Per quanto riguarda il settore italiano del commercio all'ingrosso e al dettaglio, nel 2013 le mancate vendite causate dall’importazione prodotti contrafatti e piratati ha provocato maggiori perdite, in termini di euro per i prodotti elettronici ad alta tecnologia, i prodotti elettrici e ottici, seguiti da abbigliamento, calzature, cuoio e prodotti correlati. In termini di quota di mercato, le perdite più ingenti si sono registrate nel settore dell'orologeria e della gioielleria, dove il mercato delle merci contraffatte ha portato a mancate vendite del 7,5%.


Secondo il rapporto circa la metà delle merci false introdotte illegalmente in Italia nel 2013 è stata venduta a consumatori consapevoli di comprare prodotti falsi, mentre l'altra metà è stata acquistata senza tale consapevolezza. La quota di prodotti falsi acquistati in Italia da consumatori coscienti va dal 15% per i prodotti alimentari al 60% per orologi, dispositivi informatici e di comunicazione.

L'OCSE collabora con i governi per colmare le lacune in materia di regolamentazione e ovviare ai problemi derivanti da misure di contrasto insufficienti, che consentono lo sviluppo del commercio di beni contraffatti, in gran parte gestito dal crimine organizzato.


Per ulteriori informazioni, o per contattare uno degli autori del rapporto, i giornalisti possono scrivere o telefonare a Catherine Bremer del Media Office dell'OCSE (+33 1 45 24 80 97).

Per scaricare il rapporto: Il commercio di beni contraffatti e l'economia italiana.


La missione dell'OCSE, che collabora con oltre 100 paesi, è promuovere politiche che migliorino il benessere economico e sociale nel mondo.

 

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